Infografiche, tra moda e utilitร 

Questa mattina ho letto il post relativo alle infografiche sul blog di Paolo Ratto,ย che leggo ormai da qualche giorno. Bei post, sintetici e precisi.

Riprendo il discorso relativo alle infografiche per poi rispondere alle domande che si pone Paolo: “Cosa ne pensate dell’utilizzo delle infografiche? Le ritenete utili per la comprensione di un fenomeno, o superflue? Le utilizzate nelle vostre pubblicazioni?

Bene, prima di tutto inquadriamo l’argomento: cosa sono le Infografiche. Wikipedia definisce le infografiche in questo modo:

(…) graphic visual representations of information, data or knowledge. These graphics present complex information quickly and clearly, such as in signs, maps, journalism, technical writing, and education. With an information graphic, computer scientists, mathematicians, and statisticians develop and communicate concepts using a single symbol to process information ()

Un infografica non รจ altro che una rappresentazione di dati ed informazioni in formato grafico, con un layout che privilegia l’estetica per far risaltare alcune informazioni importanti. Le infografiche non sono un tema cosรฌ moderno come si potrebbe pensare, anzi tutt’altro. Le prime infografiche sono riconducibili alla preistoria, poi successivamente alle prime cartografie e agli sviluppi successivi della toponomastica, dell’astronomia e dell’astrologia.

Oggi le infografiche sono il pane quotidiano degli Information Designers e l’utilizzo รจ diffusissimo dal web ai giornali, dalle riviste e pubblicazioni di statistica a libri di testo, fino al frequente utilizzo da parte diย matematici, informatici e persone del marketing. La comunicativitร  di queste rappresentazioni, la semplicitร  di distribuzione e il design semplifica notevolmente i processi diย comunicazione di informazioni astratte o meno.

La disponibilitร  dei dati in rete ha dato inoltre vita ad una nuova forma di comunicazione: ย l’infografica animata. I dati messi a disposizioni da testate giornalistiche, siti specializzati, societร  di ricerche di mercato, ha portato molti grafici e designer dell’informazione a pubblicare in rete una mole crescente di grafici animati integrando attraverso l’utilizzo di standard come l’HTML5 o il Flash, da cosรฌ vita a grafici interattivi e consultabili.

Nel blogย Information is beautiful di David McCandless, architetto dellโ€™informazione che raccoglie esempi interessanti di utilizzo della componente visiva per migliorare la comprensione e la memorizzazione dei messaggi, emerge in modo evidenteย ย l’utilitร  e l’importanza delle immagini ed il valore delle infografiche per raccontare un fenomeno in maniera molto sintetica e mirata, che io condivido pienamente. L’utente che si trova davanti ad una serie di numeri e dati graficamente coordinati ed impostati, secondo me รจ ย favorito nella lettura, nella comprensione e nella memorizzazione e soprattutto viene stimolato all’approfondimento.

Perรฒ, c’รจ un perรฒ e un grosso Mah!

Qualche giorno fa ho scritto un tweet “Continuo a non capire l’utilitร  della condivisione di infografiche non commentate. I numeri vanno letti e commentati, no? #infographic“.

Sรฌ, a cosa servono? Perchรจ stanno proliferando in questo modo, a volte, inutilmente?

Le infografiche, a mio avviso, stanno diventando una moda, purtroppo: la moda di chi condivide l’infografica piรน bella e piรน fashion, quella piรน cool e quella che parla del tema piรน caldo in quel momento, solo per esser retwittato. Poi c’รจ chi addirittura le mette cosรฌ, as is, sul proprio blog, senza commentarle, come per dire “Toh, guarda che numeri e che stile! Ma mi raccomando, …commentateli da solo…

Quindi,ย rispondendo a Paolo,ย con il quale mi trovo d’accordo sull’utilitร  e sul tipo di utilizzo delle infografiche, posso dire che trovo completamente inutile chi condivide dati aggregati e informazioni senza dirci cosa ne pensa e perchรจ, ma solo per il gusto di fare un pรฒ di traffico e perchรจ no, fare attivitร  di marketing per il proprio (personal) brand. Dopotutto, se ho bisogno di un quadro da commentare, magari me ne vado al museo, no?

Secondo meย le infografiche sono sicuramente uno strumento efficace e con un forte impatto sulla comunicazione, sono un integrazione ad un contenuto e una modalitร  diversa di vedere i dati, ma soprattutto sono utili e generano dibattito, se commentate e approfondite.

La politica che vorrei

Oggi ho ricevuto una mail da un amico che mi ha invitato a leggere laย lettera aperta che ha scritto al partito, con lo scopo di discuterne, criticarla, magari integrarla e condividerla in rete. Di solito non mi piace scrivere di politica, fantapolitica, destra o sinistra. Ci sono argomenti che secondo me, malgrado siano borderline tra politica e cultura รจ giusto condividere e affrontare. Indipendentemente dallo schieramento politico.

Leggere il post mi ha fatto riflettere su alcuni temi, e sulla politica che vorrei.

Un sistema senza trasparenza non puรฒ costruire fiducia perchรฉ favorisce i furbi e costringe gli onesti in uno stato di illegalitร  latente; la trasparenza, al contrario, promuove la responsabilitร  e il merito. Nellโ€™epoca della cultura digitale essere trasparenti significa adottare il modello dellโ€™open government.

Lo Stato del ventunesimo secolo deve puntare alla co-produzione dei servizi pubblici, riconoscendo che i cittadini hanno competenze da mettere in campo e rappresentano delle risorse da coinvolgere. Gli individui, le famiglie, i vicinati, le comunitร  locali rappresentano il sistema operativo sul quale funzionano i servizi assicurati dalle pubbliche amministrazioni. Quando queste ultime operano in contrasto con i primi i risultati sono performance scadenti, un basso livello di fiducia, una scarsa volontร  di partecipazione.ย Il riferimento al computer non รจ casuale perchรฉ il tipo di tecnologia che viene sviluppata e che si diffonde in una societร  ne plasma in modo decisivo la struttura materiale e la politica non puรฒ continuare a ignorare la cultura digitale, che sottolinea valori come la responsabilitร , la collaborazione, lโ€™innovazione e la libertร .

Nella politica attuale i cittadini hanno veramente poca influenza sulle decisioni prese nel loro nomeย dai rappresentanti eletti durante il lungoย periodo del mandato.

Oggi, secondo me, รจ necessario creare dei canali di comunicazione e dei luoghi di aggregazione aggregazione, virtuali e reali, in cui il cittadino possa partecipare attivamente alle scelte, cancellando quel confine e quella distanza che si crea tra l’elettore e l’eletto: luoghi di deliberazione pubblica che, oltre al valore dato dalla condivisione della conoscenza e delle esperienze, diano la possibilitร  ai partecipanti di accrescere il proprio senso civico e il proprio senso di responsabilitร  verso ciรฒ che รจ collettivo.

La partecipazione genera un maggior coinvolgimento, un maggior grado di informazione e trasparenza, la fiducia nelle informazioni condivise, un senso di responsabilitร  e lo sviluppo di momenti di riflessione partecipativa. Essere “costretti” a confrontarsi in pubblico, attenua tramite il pudore la ricerca dellโ€™interesse personale, a vantaggio di comportamenti finalizzati al bene generale.

La politica che vorrei รจ fatta dei valori condivisi dal popolo della rete e che si trovano nei principi della Cultura Digitale:ย trasparenza, etica, fiducia, responsabilitร , partecipazione e coinvolgimento.

Vi invito a leggere anche il post di Nicola.

Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?

Questa mattina rileggevo un post che ho tra i bookmark da parecchio tempo dal titolo Is Google Making Us Stupid? dopo averlo ritrovato citato in un articolo del Guardian e anche sul ilPost.

L’articolo parla di Internet e come questo abbia modificato il nostro modo di pensare.ย L’impatto delle tecnologie, della rete e di internet, i social network e la presenza di Google nella vita di tutti i giorni hanno avuto impatti fortissimi sulla societร  di oggi, nel modo di relazionarsi e di comunicare. Sono cambiate le abitudini, ed il modo di pensare.ย Le nostre menti sono state modificate dalla nostra crescente dipendenza dai motori di ricerca, dall’utilizzo dei social network e da tutte le tecnologie digitali.

Nicholas Carr, scrittore americano e autore di The Shallow – What the Internet Is Doing to Our Brains e autore del post Is Google Making Us Stupid?, descrive Internet come modificatore, non solo delle nostre vite e delle nostre abitudini quotidiane, ma anche di evoluzioni fisiche e nel suo libro descrive il processo di alterarazione del nostro cervello e del modo di pensare.ย Nell’articolo emergono diversi punti di vista e in quello di Carr si legge:

“Over the past few years, I’ve had an uncomfortable sense that someone, or something, has been tinkering with my brain, remapping the neural circuitry, reprogramming the memory. My mind isn’t going โ€“ so far as I can tell โ€“ but it’s changing. I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.”

Secondo Carr l’esposizione continua a nuovi sistemi digitali, alla rete e alle nuove tecnologie ha un impatto sui processi cognitivi e sull’evoluzione della mente con effetti che vanno da una concentrazione discontinua, all’esigenza di attivitร  parallele (multitasking), fino al modo di memorizzare informazioni: non abbiamo piรน bisogno di “registrare”, annotare o imparare perchรฉ sappiamo che esistono sistemi (google per esempio) che ci permettono di recuperare informazioni in real time. Il web ed Internet sono diventate delle protesi della memoria collettiva.

Di fronte a queste affermazioni รจ facile farsi prendere dal panico e dalle preoccupazioni e pensare subito la fatidica frase “era meglio prima” . Non รจ cosรฌ, secondo me. In fondo se ci pensate il timore dell’evoluzione tecnologica, e faccio riferimento anche a Platone,ย ha sempre accompagnato l’uomo in ogni fase evolutiva, dalla scrittura, alla stampa alla fotografia, dal fax al telefono fino a radio e televisione.

Non c’รจ dubbio che la tecnologia sia un attivatore di rivoluzioni e cambiamenti, ed รจ evidente che la societร  sia stata rimodellata dalla tecnologia e dall’evoluzione della comunicazione. Basta guardare l’impatto che la stampa ed i mezzi di diffusione hanno avuto sul nostro mondo. E’ interessante leggere nel post del Guardian come fino ad oggi l’attenzione sia stata focalizzata proprio sulla societร  e molto meno sulle modifiche all’uomo.ย Carr sostiene che la neuroscienza moderna, che ha rivelato la “plasticitร ” del cervello umano, ha dimostrato che le nostre pratiche abituali e la routine nelle attivitร  di tutti i giorni possono realmente cambiare e modellare anche le nostre strutture neuronali. Il cervello degli analfabeti, per esempio, รจ strutturalmente diverso da quello di persone che sanno leggere. Quindi, se la stampa e la relativa esigenza di imparare a leggere ha e ha avuto impatto sullo sviluppo del cervello umano, allora รจ anche logico supporre che la nostra dipendenza dalla tecnologia, dalla rete e da Internet abbia lo stesso effetto.

Non tutti i neuroscienziati sono perรฒ d’accordo con questa tesi: molti ritengono che l’uso di Internet abbia migliorato l’intelligenza umana, altri invece ritengono che le tecnologie si siano sviluppate proprio per supportare la capacitร  umana di metabolizzare sempre piรน informazioni e poter gestire al meglio il carico di sovraccarico di informazioni: Google per esempio non sarebbe un problema, ma l’inizio di una soluzione.

Io trovo che Internet abbia cambiato il modo di pensare, il modo di relazionarsi e anche il modo di sviluppare nuove forme di comunicazione. Ha stimolato e reso possibile l’utilizzo di alcune caratteristiche del cervello che probabilmente non erano mai state utilizzate completamente.

Internet ha modificato e sta ancora modificando il nostro modo di pensare.

Voi come la vedete?

Generatori e scanner di QR Code

Come ho spiegato in altri post, e per chi ancora non ne avesse ben chiaro l’utilizzo, il QR Code (Quick Response Code) รจ un codice bidimensionale che puรฒ essere letto dalle fotocamere degli smartphone e contiene tendenzialmente testo, foto, video, musica o URL. Sempre piรน persone arrivano sul mio sito cercando informazioni e molti mi chiedono quali siano i migliori generatori di codice QR e i migliori scanner di barcode. Ho deciso di scriverne un post di riepilogo.

Da una veloce ricerca su Google utilizzando la parola chiave “generatore di codice QR” abbiamo in linea di massima tutto quello che ci serve. Il numero di risultati รจ talmente alto che difficilmente non รจ possibile trovare un apps che fa al caso nostro. Io ho preso in considerazione Kaywa, zXing, Qurify, Stickybits, PlugIn per WordPress e la mia semplice app browser.

Kaywa รจ un generatore di codice QR: รจ uno dei sistemi piรน semplici per generare un qrcode contenente una URL (indirizzo web), un testo, un numero di telefono o anche un SMS. E’ sufficiente selezionare la vostra preferenza, immettere il contenuto, specificare le dimensioni e cliccare su “Generate”. Il codice verrร  generato e potrete cosรฌ utilizzarlo altrove, anche utilizzando il codice HTML da incorporare in un sito o in un blog. Questo sistema รจ forse il piรน completo perchรจ permette di accedere anche ad un pannello di statistiche e analisi dei dati (pagamento).

zXing รจ un generatore completo che permette di creare perรฒ anche barcode contenenti informazioni geolocalizzate, eventi per calendari e informazioni per hotspot wifi.

Qurify รจ un applicazione semplicissima per creare Barcode personalizzati

Stickybits รจ un applicazione leggermente diversa, ma il servizio rende anche semplice la possibilitร  di creare adesivi contenenti codici.

QR Code Widget รจ un plugin per WordPress che vi permette di creare dei vostri barcode personalizzati.

Barcode Generator รจ una semplice applicazione per web che vi permette di creare un Barcode contenente un Link da inserire nel vostro Blog o sito internet. La comoditร  รจ che i parametri per generare il QRCode potete passarli semplicemente attraverso l’html generato e quindi รจ possibile generare al volo diversi QRCode personalizzati. Io utilizzo questa apps per generare dinamicamente i QR Code del mio blog con una URL per ogni singolo post direttamente da WordPress.

Dal punto di vista degli scanner di codici QR รจ tutto molto piรน semplice. Le applicazioni in grado di leggere i codici sono disponibili per la maggior parte degli smartphone. Basta cercare una applicazione all’interno del App Store utilizzando le parole chiave “lettore di codici a barre“, o “lettore di codici QR“, e troverete diverse applicazioni tra cui scegliere (gratuite o a pagamento).ย Su iPhone, รจ possibile scegliere tra QR APP, QR Reader per Iphone,ย QuickMark eย Optiscan. Su Android io utilizzo Barcode Scanner il piรน popolare dei lettore di codici QR per il Googlefonino. Per quanto riguarda Blackberry ho utilizzato invece Scanlife Barcode Reader.

Tutto chiaro? Ovviamente se utilizzate altre apps che non ho citato, fatemi sapere!

Pagare con un tweet: il sistema di pagamento sociale

Oggi casualmente mi sono imbattuto in un tweet, che mi ha portato al download di un PDF, un ebook gratuito.

Ho pagato questo ebook con un Tweet. Si qualcuno mi ha venduto un contenuto per un semplice tweet. Li per li sono rimasto indifferente, poi dopo averci ragionato un pรฒ e aver letto il sito Pay with a Tweet – A social payment system, ho pensato che รจ un idea veramente geniale.

Oggi il valore del passaparola delle persone รจ spesso superiore al valore del denaro stesso che si ottiene dalla vendita di un prodotto/servizio.

Pagare con un Tweet รจ una modalitร  di pagamento sociale: le persone pagano con il valore della propria rete sociale e semplicementeย ogni volta che qualcuno paga con un tweet, non fa altro che condividere e comunicare a tutti i propri follower, contatti o lettori informazioni sul prodotto che ha comprato. Eccezionale, quando semplice.

I campi di applicazione sono moltissimi.ย In linea di massima tutti coloro che oggi producono contenuti e che allo stesso tempo vogliono creare del buzz in rete per se stessi, per il loro personal brand, o per un prodotto o un servizio. Da chi fa musica e vuole vendere unย mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo.

Il sito PayWithAtweetย in effetti si rivolge a moltissime persone:

  • Giornalisti ed editori che vogliono vendere un proprioย articolo per promuovere la rivista, giornale o promuovere un servizio a pagamento
  • Autori di libri cheย con un Tweet vogliono stimolare le vendite
  • Aziende e Brands che voglionoย far girare il marchio creando Tweet virali
  • Creativi o programmatori che vogliono aumentare il grado di popolaritร  del proprio sito, facendo scaricare immagini, foto, loghi o porzioni di codice gratuitamente
  • Studenti, professionisti che vogliono condividere la propriaย tesi di laurea, uno studio, o una prosentazione (slideshare o le infografiche di oggi) per aumentare la tua popolaritร  nel proprio campo
  • Sviluppatori di applicazioni per Ipad, iphone e Android che vogliono rilasciare la propria applicazione gratuitamente ma vogliono pubblicizzare la versione a pagamento

La condivisione puรฒ avvenire attraverso diversi sistemi, da Twitter a Facebook. Insomma, sembra sia nata la valuta per chi vuole produrre e condividere gratuitamente contenuti in rete, scambiando tutto per un Tweet.

Nel frattempo molti di voi comincieranno a vedere Tweet tipo: “This Book helps you to move into the Digital era of awesomeness. Download it for free: http://www.ohmygodwhathappened.com“. Perfetto, รจ quello che ho scaricato anche io ๐Ÿ˜‰

UPDATE

Aggiungo una simpatica citazione di un tweet di Giuseppe Lanzi, della serie:

“Chi siete? Da dove venite? Si ma quanti siete? Un twittino!

Enjoy, e buono sharing!

Come disabilitare e gestire la privacy con Facebook Places

Facebook Places รจ un sistema di geolocalizzazione, come tutti gli altri. A differenza degli altri รจ legato strettamente ad una marea di informazioni personali (come lo รจ anche Google con Latitude). In rete molti hanno giร  sparato un miliardo di sentenze su Privacy e riservatezza, ma secondo me, il problema รจ sempre lo stesso: se volete la vostra privacy, dovete gestirla e non lasciarla in balia dei sistemi. Quindi, informatevi e leggete, senza farvi prendere dal panico, dalla paura, o dal terrorismo psicologico fatto dagli altri media.

Qui, scatta subito la domanda: Come gestisco la mia privacy adesso che tutti possono sapere dove sono e cosa faccio?

Prima di tutto come dice giustamente anche Felter ci sono alcune cose da sapere del servizio Places:

  • quando inviate la vostra posizione su Places, se non avete configurato il vostro account, il messaggio apparirร  sullo streaming (bacheca) di tutti i vostri contatti.
  • se non avete gestito correttamente le impostazioni del vostro account, cosรฌ come avviene per le altre informazioni in facebook, tutti gli utenti nelle vicinanze (anche non vostri amici) sapranno dove sei in quel momento, e avranno accesso alle informazioni della tua posizione.
  • come succede nei tag durante la pubblicazione di foto o status update, anche nella geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterร  come se ti fossi geolocalizzato tu.

Detto questo รจ importante gestire al meglio le proprie impostazioni, secondo quanto vogliamo sapere. Facendo riferimento ad un post suย Lifehacker, vi riporto i passaggi da seguire per impostare le impostazioni in facebook:

  • Accedere in Facebook
  • Entrare nelle impostazioni dell’Account e andare in impostazioni sulla privacy
  • Selezionare Personalizza e poi Impostazioni Personalizzate
  • Accedere alla voce Luoghi in cui mi registro e selezionare il livello di sicurezza che vogliamo impostare
  • Selezionare o Deselezionare la voce successiva relativa all’inclusione nell’elenco delle persone in prossimitร 

Tendenzialmente questo รจ tutto. Per il resto vi consiglio di leggere le policy di privacy e la pagina dedicata alla spiegazione del funzionamento di Places.

Comunque, ricordatevi che non รจ il male Places: รจ solo necessario gestire con cura la propria privacy e comportarsi bene, secondo il galateo di Internet (netiquette).

[UPDATE – Altri link utili del 19/08/2010]

[UPDATE – Altri link utili del 20/08/2010]


    Piรน Places per tutti: benvenuto Maptivism!

    No no, non รจ un invito a manifestare in piazza, faccio riferimento a tutta questa geolocalizzazione che per moda, utilitร  o semplicemente cazzeggio รจ e sarร  intorno a noi!

    Facebook questa notte ha presentato Facebook Places, il servizio di geolocalizzazione che tutti aspettavano. A primo impatto, la cosa che mi ha fatto un pรฒ ridere (e non solo a me) ย รจ il logo: Facebook, un pรฒ come fa Google nei loghi speciali, ha nascosto (nemmeno tanto) il numero 4, richiamando il Four di Foursquare, tra le vie che compongono la mappa sulla quale รจ depositato il Marker.ย Il servizio, attualmente utilizzabile solo dagli Stati Uniti ma nel frattempoย Mashable ne ha pubblicato una guida descrittiva piuttosto completa.

    Come avevo anticipato nel mio post, Places permetterร  di effettuare lo status update localizzato inserendo il luogo in cui ci si trova, e ย darร  la possibilitร  diย โ€œtaggareโ€ gli amici in un determinato posto, facendo apparire, come giร  succede con i tag attuali, l’informazione sullo stream di chi รจ stato citato.

    Riguardo alla privacy, cosรฌ come giร  pensavo nel precedente post e come giustamente ha riportato anche De Biase oggi, le difficoltร  non saranno poche e anche questa volta le regole preimpostate da Facebook sono discutibili: รจ necessario dichiarare la propria adesione per consentire alle applicazioni di usare la localizzazione, mentre di default gli amici potranno vedere la nostra posizione. E’ comunque possibile applicare policy piรน restrittive per se non vogliamo condividere le informazioni geolocalizzate alle applicazioni degli amici. Anzi ricordatevi di farlo.

    Leggendo altri post e tweet in giro per la rete, sembra che l’uscita metta a rischio le attivitร  degli altri player (Gowalla, Fursquare, Brightkite…). Come avevo accennato sempre ieri nel post relativo all’uscita di Facebook Places,ย stanotte sul palco dell’evento di Facebook erano presenti i responsabili di Foursquare e Gowalla, e questo secondo me dimostra quanto ho scritto: Facebook, come Twitter, non si metterร  in concorrenza diretta, ma sarร  un aggregatore di queste informazioni, facendo diventare gli altri sistemi, una sorta di partner. Al momento dell’uscita, come dice anche Vincos nel suo post,ย il rapporto con Facebook รจ solo unidirezionale, solo i check-in dei due pionieri alimenteranno lo stream di Facebook (cosa che veniva giร  fatta con il cross posting, in modo un pรฒ piรน destrutturato).

    Il problema che evidenziavo in qualche post fa, relativo alla convergenza dei social network, mi fa sempre piรน pensare, come dice anche Catepol, al “lavoro” che ognuno di noi dovrร  svolgere nell’aggiornare e utilizzare tutti questi sistemi:ย quanti giardini dovremo coltivare? E soprattutto, quanto รจ utile sparpagliare le info in giro per vari sistemi e non averle aggregate in un solo punto?

    Ora che 500 milioni di persone potranno geolocalizzare e geolocalizzarsi, e soprattutto dopo che il sistema verrร  esteso oltre i confini statunitensi, secondo me sarร  necessario intraprendere di nuovo non tanto il discorso della privacy (secondo me problema mai esistito) quanto il problema della netiquette e del corretto utilizzo di questi sistemi.

    L’arrivo di facebook nel mondo della geolocalizzazione e dei location based services sarร  una ulteriore e definitiva spinta di questi sistemi nella vita quotidiana di tutti, e darร  il via alla trasformazione di questi sistemi in commodity. Non saranno piรน piattaforme ad uso solo degli early adopter , che oggi checckano ogni punto o mappano (da veri maptivist) tutto quello che ritengono necessario, ma saranno alla portata di tutti. Mi auguro che la diffusione degli LBS, possa dare il via alla crescita di sistemi socialmente utili come la mappatura di problematiche sociali e ambientali, monumenti, terremoti, manifestazioni, eventi sportivi, traffico e incidenti.

    Benvenuto Maptivism, ora si che possiamo iniziare.

    Social Location Based Services, arriva Facebook

    Il 2010 รจ l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

    Infografica di Techcrunch

    Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

    Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessantiย su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco piรน di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

    Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente aย Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

    Tra i vari servizi, c’รจ anche Loopt, un altro popolare (non in Italia)ย servizio location-based di mappatura socialeย ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha ย superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

    Poco tempo fa รจ stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra.ย Twitter รจ entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando cosรฌ la possibilitร  di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa รจ stata una mossa strategicamente corretta poichรจ ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempoย gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

    E se entra Facebook?ย In questi giorni entrerร  anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerร  Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando cosรฌ competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti piรน o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

    Secondo me nel breve tempo non succederร  nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti.ย Facebook uscirร  con delle funzionalitร  di georeferenziazione delle informazioni e permetterร  agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo meย non riuscirร  a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare.ย Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di piรน, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darร  al mercato della geolocalizzazione.

    Le motivazioni secondo me, sono piรน di una. La prima รจ riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilitร  del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser piรน difficoltosa se non impossibile (come lo รจ su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe cosรฌ semplice.

    Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarร  un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterร  a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

    Secondo me รจ piรน facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalitร  proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

    Google Me come รจ messo nella corsa al social network?

    Proprio in questi giorni ho scritto un post relativo alla strana convergenza dei Social Network e all’equilibrio a cui si sta arrivando dal punto di vista delle funzionalitร  delle piattaforme di Social. Appiattimento causato da un lato, positivo, dal completamento dei servizi all’utente da parte di tutti i big e dall’altro, negativo, dall’effetto moda/emulazione di sistemi concorrenti. Nel post infatti ho scritto che tutti copiano qualcosa e Google copia un pรฒ tutti.

    A seguito dei commenti lasciati sul post, ho iniziato a riflettere sulla politica di Google ed in particolare sul possibile servizio Google Me (se cosรฌ si chiamerร …?) e le sue funzionalitร .

    Google Me sarebbe ipoteticamente il guanto di sfida ufficiale a Facebook nell’ambito dei Social Network, ma lanciare un nuovo servizio adesso, viste le cattive acque in cui naviga Google in questo momento, sarebbe poco propizio: i vari problemi derivanti dalla Privacy e dalla gestione dei dati, la battaglia contro Oracle per il discorso Java/Android, l’accordo con Verizon ed il discorso della Net Neutrality, la chiusura ed il flop di Google Wave, l’abbandono del Nexus One e via dicendo.

    Anche se Google sta giร  lavorando per questoย sviluppo (ย focus group sui social network ), probabilmente dovremo aspettare ancora un pรฒ prima di vedere e poter utilizzare un social marchiato google.

    Comunque, cosรฌ per farmi un idea, ho tirato giรน un paio di riflessioni su come potrebbe esser il Social Network di Google e quali potenzialitร  e sviluppi potrebbe avere.

    La prima idea รจ che Google possa puntare ai profili degli utenti e trasformare la piattaforma Google Profile nel sistema di base di autenticazione, personalizzazione del profilo e gestione della privacy (quello che in Facebook รจ il Profilo).ย Per quanto riguarda la messaggistica, la posta e gli eventi, non c’รจ dubbio che il sistema potrebbe esser Gmail per i messaggi, Google Buzz per tutto quello che riguarda lifestream e attivitร ,ย Google Contacts per la rubrica e Google Calendar per tutto quello che riguarda eventi, compleanni e scadenze.

    Le funzionalitร  social verrebbero importate da Orkut e questo permetterebbe la gestione dell’amicizia e il following. La struttura delle relazioni e delle amicizie sarebbe basata suย Google Social Graph e la piattaforma potrebbe esser sviluppata sullo standard Open Social. Le discussioni di gruppo potrebbero esser gestite daย Google Groups, eย Blogger verrebbe integrato per dare la possibilitร  di fare blogging all’interno della piattaforma stessa. Google Documents integrerebbe la parte collaborativa e di gestione documentale che oggi non รจ presente su nessun altro Social Network, mentre Knol verrebbe utilizzato dagli utenti come sistema di knowledge base in stile Wikipedia.

    Picasa e Youtube potrebbero esser integrate rispettivamente per la gestione delle foto e dei video. La chat verrebbe implementata su Google Talk, con tanto di possibilitร  di video chiamata.ย Per la geolocalizzazione potrebbe esser utilizzato Google Latitude, che fino ad oggi non รจ mai stato sfruttato a pieno (e ha giร  3 milioni di utenti attivi), e Google Maps per la visualizzazione e gestione dei dati su mappa.

    Ci sarebbe poi la funzionalitร  di Advertising che potrebbe esser demandata ad AdSense e AdWords. In questo caso Google potrebbe addirittura implementare una cosa in piรน: dare la possibilitร  all’utente di dedicare degli spazi AdSense all’interno del proprio profilo e far sfruttare la propria visibilitร  per guadagnare, come quello che oggi avviene sui blog con l’inserimento delle inserzioni AdSense. L’analisi del traffico e l’Insight verrebbe gestito attraverso Google Analitycs, ovviamente.

    Google Alert e Google SMS potrebbero esser utilizzati come sistema di notifica e avviso di eventuali aggiornamenti.ย Per quanto riguarda la sezione del marketplace e della piattaforma di pagamento, Google secondo me parte da un buon punto: CheckOut per quanto riguarda il pagamento eย Google Site per gestire un proprio micro sito web per l’ecommerce.

    Per quanto riguarda infine lo sviluppo e l’integrazione verso il mondo esterno ed i blog, Google potrebbe tranquillamente continuare a pubblicare le API cosรฌ come sono oggi e potenziare il sistemaย Google Connect per gli sviluppatori, in concorrenza a Facebook Connect. Gli sviluppi di terzi (widget e porzioni di apps) continuerebbero a funzionare nella stessa modalitร  delle Widget di iGoogle, come alternativa alle Facebook Apps.

    Visto l’utilizzo intenso dei Social Network che oggi facciamo e visto che presto tutti cominceremo a farlo anche durante la giornata nelle attivitร  quotidiane, e se Google integrasse anche Google Health nella sua piattaforma? Potreste richiedere le ricette al medico, verificare l’elenco delle medicine comprate, ricordarvi quando avete delle visite e verificare lo stato di salute di un vostro parente che vi ha condiviso le informazioni.

    Insomma con un integrazione di questo tipo, con tutti i servizi giร  sviluppati e quelli che si potrebbero sviluppare ed aggiungere Google potrebbe raggiungere (e forse superare), secondo me, Facebook nella corsa al Social Network. Dal punto di vista dei numeri Facebook ha giร  oltre 500 milioni di utenti, mentre Google dovrebbe raggruppare gli utenti di servizi diversi (anche se tutti registrati con account Google) per poter raggiungere lo stesso numero. Da una parte inoltre Google potrebbe aver interesse a sviluppare una piattaforma integrata perchรจ gli servirebbe per scalzare Facebook. Da un altro punto di vista invece potrebbe non avere senso perchรจ, dopo tutto, Google รจ giร  un enorme social network.

    E voi che ne pensate?

    La strana convergenza dei Social Network

    In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network piรน importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalitร  rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che piรน mi ha colpito sono le poche novitร : nessuno ha rilasciato funzionalitร  veramente innovative e differenti dagli altri.

    Twitter , cavalcando l’ondata della geolocalizzazione, ha aggiunto recentemente la possibilitร  di localizare i tweet prendendo spunto da Foursquare (e ovviamente anche da altri LBS) e ha lanciato il servizio Places. Poi ha rilasciato la funzionalitร  Who to follow che suggerisce ad un utente quali account potrebbe conoscere permettendo un aumento dei legami e della socializzazione, copiando la funzionalitร  da Facebook. Sempre seguendo Facebook e scavalcando Tweetmeme ha comunicato il lancio del pulsante ufficiale per il retweet. Alcuni rumors dicono che potrebbe integrare l’anteprima delle immagini e dei video nello stream copiando da Friendfeed e Facebook.

    Facebook ha aggiuntoย l’anteprima dei profili al passaggio del mouse su una foto copiando la funzionalitร  da Twitter, che a sua volta l’aveva copiata precedentemente da Friendfeed, se non erro.ย A breve inserirร  anche la geolocalizzazione nello stream nelle attivitร  e la possibilitร  di condividere foto e localizzarle prendendo spunto da Foursquare e rincorrendo Twitter. Facebook ha acquisito Friendfeed per poterne ereditare il realtime dello stream e fare cosรฌ concorrenza a Twitter.

    Foursquare, nell’ambito dei location based services,ย rincorso da Facebook e da Twitter ed in continua competizione con Gowalla dal canto suo non poteva rimaner fermo. Prima ha dato maggior visibilitร  ai Tips trasformandoli in una sorta di status update alla Twitter, poi ha modificato la scheda utente dando maggior visibilitร  ai badge e alle informazioni condivise dall’utente. Poi ha aggiunto la possibilitร  di visualizzare i Tips per data o popolaritร  (i’ve done this!) prendendo spunto dal Like di Facebook.

    Google ha provato a copiare Twitter con Jaiku, poi ha lasciato perdere per passare ad Orkut e poi dare vita a Buzz cercando di sviluppare qualcosa di simile a Facebook e a Twitter. Poi ha avviato Latitude, che non essendo integrato con altri sistemi non ha preso piede. Mi aspetto che prima o poi permetterร  di vedere i buzz, le foto di Picasa e gli amici posizionati su mappa.

    Insomma, Twitter copia da Foursquare. Foursquare copia da Facebook. Facebook copia Twitter. Google copia un pรฒ da tutti. Tutti copiano da tutti. Ma รจ normale?

    Secondo me si, ovviamente una mia opinione, ma questa rincorsa allo sviluppo delle funzionalitร  degli altri e questa sempre maggiore similaritร  fra i vari servizi, mi fa pensare che stiamo arrivando ad una fase di stabilitร  e tutta l’euforia legata alla novitร  dei social network, della geolocalizzazione e del mobile potrebbe leggermente affievolirsi.

    Se il 2009/2010 infatti รจ stato l’anno dell’esplosione dei sistemi di Social Network, del mobile e dei sistemi di geolocalizzazione, secondo me, il periodo che stiamo per affrontare, e che va dalla fine del 2010 e forse per gran parte del 2011 sarร  caratterizzato da una maggiore omogeneizzazione di alcuni servizi, vedremo meno novitร  funzionali, probabilmente molte integrazioni e perchรจ no parecchie acquisizioni (?). Le novitร  rallenteranno e saranno poche le aziende che rilasceranno qualcosa di veramente nuovo.ย Sarร  invece una fase di consolidamento,ย secondo me molto importante, perchรจ il mercato avrร  modo di recepire l’ondata delle novitร  dell’ultimo anno. Le aziende, metabolizzate le potenzialitร  degli ultimi tempi, cominceranno ad investire in sviluppo, integrazioni e marketing e saranno l’acceleratore che porterร  questi sistemi alla portata di tutti. Gli utenti avranno modo di utilizzare tutti queste tecnologie e sistemi nella vita di tutti i giorni e sempre di piรน troveremo la geolocalizzazione e funzionalitร  sociali nella routine giornaliera.

    In fondo, facendo un rapido riepilogo, con i sistemi attuali possiamo stringere amicizia, aggiornarci rapidamente, micro-messaggiare, condividere foto e video, esprimere pareri e dare feedback con like, retweet e commenti, geolocalizzare informazioni e vedere dove sono i nostri amici, comprare on line e trovare ogni tipo di informazione. Cosa altro vogliamo in questo momento da un social network?